Che tipologia di stampa prediligi?
Non ho una preferenza di stampa a priori, ma scelgo accuratamente una tipologia piuttosto che un’altra in base al progetto e al risultato che voglio ottenere. Credo di aver sperimentato tutte, o quasi, le possibilità di stampa offerte da NewLab, che frequento da più di vent’anni … Ma per me non è mai stata principalmente una questione di indagine tecnica.

Prima l’idea o la fascinazione per il materiale? Ovvero, nasce prima il progetto artistico-fotografico o questo ti viene ispirato da delle tecniche, delle lavorazioni particolari che ti hanno colpito?
Entrare nel vostro laboratorio di stampa digitale è come varcare la soglia di un parco giochi: le macchine, le carte, i tessuti, perfino gli scarti attirano la mia attenzione attivando meccanismi di pensiero. Però, per quanto mi riguarda, l’idea viene prima della fascinazione per il materiale. La tecnica è uno strumento funzionale al processo di pensiero e alla forma che la mia immaginazione configura per arrivare al lavoro concreto.
Mi piace sperimentare e sono affascinata dalle potenzialità delle materie, ma le ho sempre scelte in base al progetto vagliando varie ipotesi di impiego. Certo occorre avere consapevolezza dei propri mezzi … Non è possibile improvvisare. Il fatto di passare da un materiale all’altro, implica ogni volta il mettersi in discussione, l’affinare le proprie abilità confrontandosi con professionisti competenti con i quali instaurare un dialogo costruttivo e creativo.

Hai dei Maestri di riferimento a cui guardi, a cui ti senti affine?
Molti Maestri e molte Maestre … È proprio il caso per cui usare la M maiuscola. Nel mio percorso il tema dell’eredità culturale è fondamentale, la memoria del passato costituisce il terreno fecondo in cui si diramano le nostre radici. Ho dedicato un progetto ai padri spirituali e uno alle madri della cultura, figure incontrate concretamente o attraverso i loro testi, la loro arte, le loro azioni, a cui rendo omaggio attraverso semplici gesti di gratitudine, tradotti visivamente.
Possiamo non essere genitori, ma non possiamo non essere figli (libera citazione presa a Massimo Recalcati, uno dei miei padri). Anche se, come essi stessi ci insegnano, non bisogna dimenticare che si tratta di figure portatrici di desiderio, di slancio vitale, ma senza privare l’erede di un’esperienza di libertà, di rischio e di affermazione di sé …

Leggendo ed informandomi sul tuo Lavoro ho con piacere scoperto come nell’installazione “Gustose e dolcissime -2018” le lacrime scultoree in vetro di Murano, presentate come lento processo di sedimentazione, avessero un collegamento diretto con le riflessioni di R.Barthes autore de “Frammenti di un discorso amoroso”, saggio ove le lacrime vengono considerati simboli di infinita continuità.
Curioso come i suddetti concetti (frammentarietà e continuità) non siano affetti da vicendevole idiosincrasia ma che, anzi, vadano piacevolmente a braccetto diventando un proficuo binomio che arricchisce la nostra visione del Mondo.
Un Mondo già dipinto amorevolmente dalla Natura, come sosteneva John Ruskin, critico d’arte di epoca Vittoriana ed Edoardiana, oltre che uno dei maggiori teorici del movimento “Art & Crafts”; Natura da cui bisognerebbe prendere esempio nell’ Etica e in tutte le arti, rifuggendo l’idea di progresso assimilabile alla mera ed ostinata industrializzazione.
Egli credeva che l’osservazione attenta e onesta delle forme naturali, incluse le piante, fosse essenziale per l’artista per sviluppare una comprensione profonda del Mondo e della bellezza.
Non è un caso quindi che nella tua opera “English Rose” presenti le donne della tua vita associandole ai fiori che esse stesse coltivavano, esprimendo attraverso la ricercatezza delle forme la cultura immensa di queste intellettuali, felicemente influenzate dalla fascinazione tipicamente inglese per il paesaggio.
Giardiniere, garden designer e architette del paesaggio lo sono state Gertrude Jekyll, Vita Sackville West, Virginia Woolf, ma anche Emily Brontë, inseparabile dalle sue brughiere o Jane Austen, che coltivava personalmente il suo giardino.
Tutte grandi scrittrici che amavano i fiori e le piante da frutto, nelle loro opere letterarie così come nei loro giardini.
Queste intellettuali racchiuse ognuna nella silhouette di una pianta o di un fiore vanno a comporre un’installazione murale, mappa estetica ed etica, che distilla dall’eleganza di un garbato passato cure erboristiche per il presente.
Vorresti parlarmi di cosa deve avere una cosa una persona un oggetto, un film o un libro oppure una suggestione, di speciale, unico o magari banalissimo per colpirti a tal punto da pensare: “Sì, qui c’è qualcosa, da qui potrebbe esserci un’Opera”?
Come hai giustamente sottolineato io amo lavorare sui binomi, gli opposti: terra e fantasticherie, natura e cultura, La cattiva regina – La buona regina (che è il titolo di un mio progetto dedicato alla regina Adelaide di Borgogna), ecc… È un modo molto efficace per ampliare gli orizzonti dello sguardo e interpretare il mondo da diversi punti di vista. Sono molto affezionata al pensiero di Aristotele quando dice: “Le cose non sembrano le stesse a chi vuol bene e a chi odia, né a chi è adirato o a chi si trova in stato di calma, bensì appaiono del tutto differenti o in gran parte differenti”. Oscillare tra due posizioni contraddittorie, senza mai abitarne una in particolare, è sempre stata una caratteristica del mio lavoro.
Detto ciò sono convinta ci siano cose, gesti, parole, voci, immagini, colori e chissà quant’altro, che toccano alcune nostre corde – le più intime, le più profonde – facendole vibrare. Non si tratta di qualcosa di programmato o prevedibile, ma di qualcosa che succede e che cresce, lavorando dentro di noi. Qualcosa che non passa con il tempo perché ha rappresentato un’esperienza di vita importante nella definizione della nostra identità. Un po’ come i maestri e le maestre che, quando li incontri, ti aprono a nuovi mondi, nuovi viaggi, nuove avventure, mettendo in movimento parti stanche del tuo corpo e parti del tuo animo che si erano assopite. Accade e ti sorprende, attivando dei meccanismi di creatività.


Progetti futuri?
Sono in una fase in cui sento l’esigenza di non aprire nuovi progetti, anche se la tentazione è grande! Ho molte serie da sistematizzare, approfondire, affrontare da altre prospettive formali. In programma in primavera ho due residenze d’artista legate all’arte pubblica e relazionale. Ma in questo caso si tratta di progetti speciali che si concluderanno con il lavoro prodotto durante il soggiorno e la mostra di restituzione.

Biografia
Armida Gandini
Artista
mail: armidagandini@alice.it
Armida Gandini
Armida Gandini è nata a Brescia nel 1968. Vive e lavora a Verolanuova (Bs).
Al centro del suo lavoro è il tema dell’eredità culturale, declinato mediante linguaggi diversi. Approfondire un soggetto attraverso varie prospettive è un modo congeniale per attuare una riflessione che diventa allestimento nello spazio. Negli anni ha affrontato tematiche relative all’umano, come quelle dell’identità, del viaggio, del confine, in uno scenario che si fa sempre più complesso sia dal punto di vista sociale che antropologico; rimane costante il rapporto con la letteratura e con il cinema.
Ha partecipato a residenze d’artista in Europa, in Thailandia e in Camerun. Nel 2009 il progetto Noli me tangere viene selezionato per il Premio Gallarate e nel 2018 il video Pulses vince il Premio Paolo VI. Nel 2022 VanillaEdizioni pubblica il catalogo Mi guardo fuori dedicato alle madri della cultura e, in occasione della personale La terra e le fantasticherie, esce la monografia Armida Gandini edita da Skira.