Che tipologia di stampa predilige?
Negli ultimi allestimenti ho spesso scelto di stampare su pannelli dbond da 3mm. Mi piace molto il risultato minimale finale.

Prima l’idea o la fascinazione per il materiale? Ovvero, nasce prima il progetto artistico/fotografico o questo le viene ispirato da delle tecniche, delle lavorazioni particolari o delle immagini che l’hanno colpita?
Nasce prima l’idea ma contemporaneamente allo scatto, o al termine del progetto so già che tipo di carta vorrò utilizzare, so che per un certo tipo di fotografia userei una carta grassa, spessa, corposa e per un altro una carta smooth, spesso però mi piace anche confrontarmi con il mio stampatore di fiducia (Newlab) per idee anche diverse, mi piace molto l’idea di sperimentare, il supporto è così importante che determina anche il successo di un progetto fotografico.
Ha dei Maestri di riferimento a cui guarda, a cui si sente affine?
Maestri tanti, dipende, Giacomelli per me rimane uno dei più importanti, uno di quelli a cui guardo per imparare ancora, ma ci sono anche Ansel Adams con i suoi BW, Dorothea Lange per il reportage, la Abbot per la ricerca, Ghirri per la poesia, ma guardo anche ai contemporanei, il linguaggio fotografico è cambiato moltissimo, ci sono autori americani che sono bravissimi! Lo faccio però con parsimonia, ho sempre timore di cadere nel riprodurre qualcosa, certo tutto è stato fatto! Guardo e mi dimentico, lo faccio spesso!
L’immagine come tale – scrive Agamben, riprendendo uno dei principi fondamentali de “La società dello spettacolo” – non è altro che “zona di indecifrabilità tra il vero ed il falso”.
Nelle Sue opere ho ritrovato questo limbo, uno spaesamento costante che confonde ancor di più lo sguardo dello spettatore alla luce della natura di questi paesaggi, che paesaggi in realtà non sono affatto.
Queste lande desolate, questi fitti orizzonti di pietra bianchissima non sono altro che delle rielaborazioni di mondi possibili, ritrovati o, per meglio dire, reinventati esaminando delle piccole porzioni di contesti lunari di dimensioni ben maggiori: le Saline di Cervia.
Nella sua prossima mostra “The White Dust” verrà esposta proprio questa serie di opere che abbiamo avuto il piacere di stampare presso i nostri laboratori Newlab.
Vorrebbe raccontarci questo suo progetto fotografico?
Esatto, “White Dust” nasce proprio dal questo tipo di pensiero, come potevo rappresentare le Saline in modo che lo spettatore si domandasse che cosa fossero? Siamo oramai abituati a guardare ciò che ci circonda avendo uno sguardo ampio, non ci soffermiamo più sui particolari, non guardiamo quasi più a quello che abbiamo così vicino…invece io ho fatto proprio questo tipo di riflessione, mi sono avvicinata così tanto alla materia che l’ho decostruita, per dare un respiro più ampio ai quei particolari che facevano in modo che la rappresentazione diventasse astrazione, un mondo in altri mondi, e mi sono persa! Volontariamente certo! Ho trovato così tanta magia in quello che scorgevo che al termine del progetto mi piaceva l’idea che fosse così tanto astratto!
Progetti futuri?
Spazio nella mia ricerca, ho un progetto molto materico ma stavolta è tutto in BN, ci sto ancora lavorando ma sarà il prossimo a cui dedicherò tempo ed energie.
Prima l’idea o la fascinazione per il materiale? Ovvero, nasce prima il progetto artistico/fotografico o questo le viene ispirato dalle tecniche, dalle lavorazioni particolari che l’ hanno colpita?
Assolutamente l’idea.
Non sono poi così preparato sulle varie tecniche ne’ al momento dello scatto e ancor meno al momento della stampa.
Per quanto riguarda gli stampatori la mia fiducia è totale e spesso chiedo a loro quali soluzioni ritengono più adeguate alla mia idea.
Ha dei Maestri di riferimento a cui guarda, a cui si sente affine?
Non ho propriamente maestri però amo i fotografi e le fotografie che nella storia hanno saputo usare un metodo di racconto che precorresse i tempi. Ci sono stati fotografi e soprattutto fotografe che si sono espressi nel secolo scorso con una modernità che vista al giorno d’oggi lascia senza parole. Quelli sono i miei esempi e anche quelli che più mi indicano la strada. Qualche mese fa ho visitato a Torino ala mostra di Lisette Model .. Ci sono tagli fotografici e soggetti inimmaginabili al suo tempo. In quello vedo il genio.
l suo recente progetto fotografico intitolato “L’ultima ora” è stato esposto nell’edizione 2021 di Paratissima ed ha come tema gli spazi scolastici lasciati vuoti durante il lockdown 2020.
Aule, corridoi, angoli di stanze in cui banchi e luce vanno a comporre immagini di una geometria astratta e malinconica.
Sono luoghi in cui l’elemento umano non è presente ma risuona pesantemente nel sottofondo, come fosse un costante rumore bianco.
Bianco come l’assenza, bianco come le porte dei quadri del pittore danese Vilhelm Hammershøi, che nei primi del Novecento anticipa gli spazi laconici di Edward Hopper.
“L’ultima ora” esprime un cortocircuito di senso in cui l’assenza diventa più forte e sentita della presenza, una serie di immagini che, come i calchi scultorei di Rachel Whiteread, mettono lo spettatore dinanzi alla squisita importanza di ciò che non è più, di ciò forse non abbiamo mai veramente visto anche se era davanti ai nostri occhi.
Vorrebbe parlarci di questo suo ultimo progetto fotografico, delle origini del suo titolo e della sua bellissima scelta installativa nella manifestazione Paratissima 2021?
Innanzitutto la ringrazio per i riferimenti che mi onorano. L’ultima ora nasce dalla volontà di dare la possibilità di una riflessione su quello che stava vivendo il mondo della scuola e di conseguenza la nostra società. Ho sempre la paura che i nostri ritmi si perdano il momento della riflessione.
La volontà era di poterlo fare senza usare facili stereotipi e questo è da sempre la mia battaglia.
I soggetti e la composizione delle immagini sono solo una conseguenza.
E rispondono più al mio istinto compositivo che ad uno studio.
Progetti futuri?
Osservare cosa accade nella via qui sotto .. spesso di lì passa la vita.
Riuscire a raccontarla può essere cosa buona per chi se la sta perdendo.
Biografia
Marcello Campora
Fotografo/Architetto
www.marcellocamporafotografie.it
Marcello Campora
Nato a Savona, architetto e fotografo, vive e lavora a Savona.
Grazie all’idea dell’architetto Mario Clemente Rossi, nel dicembre 2016, allestisce a Imperia, presso lo Studiorossi+secco, la mostra dal titolo ‘Spiaggia libera’.
Nel 2017 espone presso il Complesso Monumentale della Fortezza del Priamar di Savona il progetto ‘Torino vuota’.
Nel 2018 viene invitato a documentare il backstage di Striscia la notizia; gli scatti vengono poi diffusi attraverso i canali social della trasmissione.
Dal maggio al luglio 2019 a Finalborgo presso l’Oratorio dei Disciplinati espone nella mostra ‘Doppio Sogno’ curata da Riccardo Zelatore due lavori: ‘Highway Saluzzo Revisited’ e ‘I Milanesi’.
Nell’ottobre 2019 il progetto Albania-Romania 1-0 viene selezionato per essere esposto nella sezione Ph.ocus dell’edizione di Paratissima Art Fair.
Nell’aprile 2020 il video della favola fotografica ‘Se il mare viene sulla terra’ viene pubblicato dal Museo Santa Maria della Scala di Siena all’interno del progetto online dedicato ai bambini ‘Ti regalo un’idea’. L’intero progetto viene esposto poi a Celle Ligure presso la galleria Traumfabrik nel luglio 2020.
Sempre nel 2020 a Savona, su proposta del Museo della Ceramica di Savona espone la serie di scatti dal titolo ‘Supermarket’.
Alcune sue fotografie sul tema del recente lockdown, della serie intitolata ‘Tomorrow’ sono state selezionate nel 2020 nell’ambito di alcune call. In particolare ‘Paesaggi inimmaginabili’ promossa da Biennolo e Arcity-lab, ‘#mostriamoci’ di Civita e l’esposizione online ‘HOME’ di Open Doors Gallery di Londra.
Il progetto ‘L’ultima ora’ una riflessione sulle scuole chiuse dal primo lockdown è stato selezionato e esposto nella sezione Ph.ocus di Paratissima Torino 2020 ed stato recentemente scelto fra i 5 premiati della stessa sezione e fra i 15 di Paratissima 2020.
Nel 2021 una sua fotografia viene selezionata all’interno della call ‘E’ una vita che ti Ri-cerco’ promossa da Paratissima a favore della Fondazione piemontese per la Ricerca sul cancro Candiolo.
All’inizio del 2021 realizza, in edizione limitata, il libro d’artista ‘Le nostre anime di notte’ una riflessione sull’esperienza dei musei chiusi dal recente lockdown.








